I friarielli…per qualcuno sarà un termine noto e familiare, per altri invece questo termine è avvolto da una nebbia di mistero…cosa sono i friarielli? Chi li ha inventati? Come si cucinano e che sapore hanno?

Se vogliamo rendere giustizia a questo piatto, la pronuncia è alla napoletana, e di fatto sono un vero must della cucina campana, regione che vanta numerose ricette con questa semplice ma avvolgente bontà. Sveliamo subito cosa si cela dietro questa strana parola, spesso confusa con i friggitelli, che sono invece i dolci peperoni verdi, per i quali dobbiamo aspettare i mesi estivi, i friarielli altro non sono che le tenere e saporite cime di rapa, leggermente soffritte con olio, aglio e peperoncino.

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Tutto qua direte voi? Ebbene sì, un ingrediente tanto povero quanto perfetto per creare in tavola abbinamenti saporiti e gustosissimi. Confessa chi scrive, che al solo nominarli, si abbina immediatamente una certa acquolina, al pensiero di pizza ai friarielli, patate e friarielli, pasta ai friarielli, friarielli tali e quali. Il segreto sta nell’avere delle buone cime di rapa, fresche e tenere…e modestamente le nostre cime di rapa sono perfette.

Mondatele, tagliuzzate i gambi più fibrosi, e mi raccomando lasciate le infiorescenze, sono la parte più buona. Scaldate in una padella aglio, olio extra vergine e del peperoncino se gradito e piano piano cuocete le cime di rapa facendo ben attenzione a non farle attaccare alla padella, se salate una volta scaldate in olio, le verdure lasceranno andare una parte della loro acqua, rendendo così ancora più rapida la cottura.

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Se siete amanti delle verdure amare, procedete come descritto, altrimenti, se volete diminuire il sapore intenso delle cime di rapa, cuocetele per circa 10 minuti a vapore prima di passarle in padella con aglio e peperoncino. La cottura a vapore, o in pentola con acqua bollente, smorzerà quel sapore leggermente amaro…caratteristica che in realtà è bene ricordare come preziosa alleata per l’organismo, come ottimo depurativo di fegato e apparato gastrico.

Non vi resta che provare questa semplice ricetta, e alla prossima occasione farete incetta di cime di rapa.

Evviva la biodiversità in tavola!

Si ringrazia il sito misya per le fotografie.