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La pazienza è la virtù del bio!

Marzo è arrivato e abbiamo tutti voglia di primavera, di primizie, di colori e di sapori nuovi.
E proprio pensando a voi e alla bella stagione in arrivo, ci è venuto in mente questo motto: “la pazienza è la virtù del bio” perchè per seguire i ritmi e le esigenze di madre natura dobbiamo armarci di pazienza ancora per qualche settimana.

 

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Sappiamo bene che mentre i fiori sbocciano, qualche giornata diventa più tiepida, i negozi della grande distribuzione ci catturano con tentacoli dai mille colori e profumi. Quei fragoloni che primeggiano nel reparto frutta ci strizzano l’occhiolino, mentre gli asparagi che svettano nelle ceste ci fanno sognare una golosa frittatina, ma decidiamo in prima battuta di aspettare l’arrivo della cassetta. E poi, puntuale, la cassetta arriva…ma nessuna traccia di primavera ahimè! Cavoli cappucci, finocchi, topinambur, arance, e il malcontento inizia a serpeggiare. Possibile che la cassetta sia il ritratto di un’ uggiosa giornata invernale? Cari amici, ebbene sì, marzo non è ancora il mese giusto in cui le bontà della primavera possano essere gustate in tutto il loro splendore, ma manca poco, resistete!

Abbiamo la fortuna di abitare in una splendida penisola che ci offre la possibilità di spaziare molto, e dal Sud infatti, a breve, inizieranno ad arrivare le zucchine, così come le fave dal centro Italia, e potremo finalmente iniziare a dimenticare la monotonia invernale.

Per resistere alla tentazione del supermercato, basta dare un’occhiata ai prezzi e alle provenienze…oggi, dopo un breve sopralluogo nel supermercato dietro casa, è stato disarmante trovare moltissimi prodotti esteri: fragole e asparagi della Spagna e addirittura le pere dal Cile! Quanta strada e quante sostanze per restare in forma fino alle nostre tavole devono subire questi prodotti! Pensate che le fragole per poter durare così a lungo sono irrorate con prodotti antimuffa!

E’ proprio vero insomma, per essere sostenibili verso l’ambiente e la propria salute, vale la pena di aspettare ancora un po’. Abbiate pazienza e a breve la primavera tingerà di stupore le nostre cassettine, e sul vostro viso già ce lo immaginiamo quel sorriso nel vedere i teneri baccelli di piselli e le dolcissime fragole…sembra quello di chi ha appena scartato un regalo.

 

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Detox con il pompelmo!

Sapete quante sono le virtù del pompelmo? Moltissime!!

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Secondo recenti studi contiene alcune sostanze in grado di contrastare attivamente il colesterolo cattivo e i trigliceridi, permettendo un regolare metabolismo dei grassi nel nostro organismo. Altra caratteristica benefica sembra sia quella esercitata sulla pressione arteriosa. Inoltre si è dimostrato che alcuni flavonoidi presenti, sono in grado di influenzare la salute cardiovascolare e di prevenire la formazione di placche arteriosclerotiche.

Come tutti gli agrumi, contiene buone quantità di vitamina C (1 pompelmo= 70/80 mg) oltre che vitamine A e B. E’ ricco di fibresali minerali, quali ad esempio il potassio.

Ma quello che oggi ci interessa di più è la funzione disintossicante e disinfettante sul nostro intestino.

Il succo, la polpa e i semini presenti nel frutto andrebbero consumati a stomaco vuoto, magari con una bella spremuta densa, che non filtri appunto le parti più minute del frutto. Le sostanze disinfettanti e gli oli essenziali agiscono come un team di pulitori su tutto il tratto intestinale, regalando rinnovate potenzialità e funzionalità digestive al nostro organismo.

Questa pratica è molto indicata in quei momenti di intestino pigro, affezioni varie del tratto intestinale, disbiosi, come candida, sia acuta che cronica.

Provate per una settimana questo modo semplice e veloce di dire buongiorno al nostro organismo e iniziare a strizzare l’occhio alla primavera che arriva.


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La batata rossa: comfort food

In arrivo in queste settimane l’inusuale batata rossa, o patata dolce o patata americana. Probabilmente alcuni di voi non l’avranno mai vista, e come sapete ci piace sempre stupirvi con buone novità. Ci piace anche farvi conoscere le virtù di questa radice davvero speciale per la nostra salute, versatile in cucina e dal gusto delicato.
Innanzitutto chiariamo subito che, a differenza della patata classica, la batata rossa non è una solanacea e non è neanche un tubero, ma una radice, il che la rende molto più adatta della patata all’alimentazione, in special modo quella infantile. La batata rossa dunque non ha sostanze tossiche come la solanina appunto, e si può mangiare anche cruda, perciò possiamo creare davvero moltissime ricette fantasiose.

Quante proprietà!

La batata rossa ha moltissime fibre, vitamine del gruppo B, e sali minerali. Inoltre recenti studi hanno scoperto che nella sua buccia ci sono sostanze in grado di contrastare il diabete, caspita che alleata di salute! Il sapore delicato, si sposa benissimo a piatti sia salati che dolci, è un ottimo legante per polpette, sformatini, e con la sua polpa colorata possiamo creare gnocchi, chips in forno e purè, la ameranno tutti, vedrete, è un vero comfort food per tutta la famiglia.

Oggi vogliamo condividere con voi la ricetta per una avvolgente vellutata super colorata:

  • 350 gr di batata rossa con tutta la buccia
  • mezzo porro
  • 400 ml di acqua
  • 1 cucchiaino di dado fatto in casa
  • 2 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • pepe qb

In una casseruola mettere a tocchi la batata, e il porro, coprire con l’acqua, aggiungendo il dado e l’olio. Facciamo cuocere per 15 minuti. Frulliamo il tutto con un minipimer a immersione, aggiustiamo di sale e serviamo fumante.

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Le rosse di Sicilia

Quanto ci piace la Sicilia! E ora che si tinge anche di rosso con l’arrivo delle favolose arance tarocco è proprio bello ricevere i suoi prodotti, e gustare il sapore intenso delle sue terre.
Come sapete, ci piace anche farvi conoscere i volti e le storie di chi sta dietro ai prodotti che ricevete in cassetta, e oggi siamo in compagnia di Francesco Petyx, il nostro produttore di arance rosse.

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I suoi agrumeti stanno in provincia di Agrigento, e sorgono sui terreni alluvionali del fiume Platani, perfetti per la coltivazione delle arance, sono infatti ricchi di minerali che conferiscono alle arance un sapore inconfondibile.

Questa speciale varietà di arance rosse è detta tarocco dal muso, ci spiega Francesco, proprio per la particolare conformazione della parte vicina al picciolo, qui sotto le potete ammirare in una composizione davvero meravigliosa:

 

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Dopo aver passato molti anni nel palermitano, Francesco si definisce un “coltivatore di ritorno“, infatti è negli ultimi 20 anni che si è stanziato definitivamente in questa parte della sua Sicilia e ha deciso per la conversione al biologico di tutta la proprietà, che vanta 7 ettari di agrumeti.

Cosa vuol dire coltivare biologico? Innanzitutto rispettare il terreno, ci dice, con la pratica del sovescio, che consiste nel seminare specie erbacee, tagliarle e distribuirle poi sotto le piante, lavorando il terreno solo superficialmente, in questo modo la terra si arricchisce in azoto e resta soffice e fertile per gli alberi che dovranno dare frutti, senza l’intervento di fertilizzanti chimici.

Un’altra pratica importantissima è la potatura manuale, eseguita da professionisti qualificati, la cui manodopera, così specializzata, ha un costo molto elevato. Queste operazioni, che si praticano da aprile a luglio, sono possibili su rotazioni annuali, considerando che in una giornata si riescono a potare circa 10/12 alberi e che in un ettaro ci sono ben 400 piante, possiamo immaginare quanto sia onerosa questa operazione e quanto richieda anche in termini di tempo.

La vocazione di questo territorio per le arance rosse, deve anche la sua fortuna e fertilità, oltre alle terre alluvionali, anche ad una sorgente di acqua, chiamata appunto Fontanafredda, che dà il nome all’azienda. Guardate che spettacolo!

sorgente da cui il nome Fontanafredda

Grazie alla presenza di quest’acqua di sorgente, Francesco riesce a dissetare i suoi preziosissimi aranci anche nelle torride estati, che, solo chi conosce l’interno della Sicilia, sa quanto possano essere calde.

Dietro a queste arance c’è tanto amore per la propria terra e rispetto per la natura, in questa azienda infatti, la produzione non è “spinta”, come sempre avviene in agricoltura convenzionale, non si concima il terreno per avere più prodotto, qui a Fontanafredda si riceve quello che la natura riesce a dare, nei ritmi regolari, sapendo aspettare le annate migliori, e questa, ci dice Francesco, è una di quelle: qualità e pezzatura sono in ottima forma.

E noi dunque, non possiamo far altro che ricevere con gioia questi frutti così profumati, ricchi di proprietà benefiche e di gusto. Grazie alle spiegazioni di Francesco, ora sapremo goderci ancora di più queste arance prelibate.

 

 

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Chi conosce i friarielli?

I friarielli…per qualcuno sarà un termine noto e familiare, per altri invece questo termine è avvolto da una nebbia di mistero…cosa sono i friarielli? Chi li ha inventati? Come si cucinano e che sapore hanno?

Se vogliamo rendere giustizia a questo piatto, la pronuncia è alla napoletana, e di fatto sono un vero must della cucina campana, regione che vanta numerose ricette con questa semplice ma avvolgente bontà. Sveliamo subito cosa si cela dietro questa strana parola, spesso confusa con i friggitelli, che sono invece i dolci peperoni verdi, per i quali dobbiamo aspettare i mesi estivi, i friarielli altro non sono che le tenere e saporite cime di rapa, leggermente soffritte con olio, aglio e peperoncino.

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Tutto qua direte voi? Ebbene sì, un ingrediente tanto povero quanto perfetto per creare in tavola abbinamenti saporiti e gustosissimi. Confessa chi scrive, che al solo nominarli, si abbina immediatamente una certa acquolina, al pensiero di pizza ai friarielli, patate e friarielli, pasta ai friarielli, friarielli tali e quali. Il segreto sta nell’avere delle buone cime di rapa, fresche e tenere…e modestamente le nostre cime di rapa sono perfette.

Mondatele, tagliuzzate i gambi più fibrosi, e mi raccomando lasciate le infiorescenze, sono la parte più buona. Scaldate in una padella aglio, olio extra vergine e del peperoncino se gradito e piano piano cuocete le cime di rapa facendo ben attenzione a non farle attaccare alla padella, se salate una volta scaldate in olio, le verdure lasceranno andare una parte della loro acqua, rendendo così ancora più rapida la cottura.

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Se siete amanti delle verdure amare, procedete come descritto, altrimenti, se volete diminuire il sapore intenso delle cime di rapa, cuocetele per circa 10 minuti a vapore prima di passarle in padella con aglio e peperoncino. La cottura a vapore, o in pentola con acqua bollente, smorzerà quel sapore leggermente amaro…caratteristica che in realtà è bene ricordare come preziosa alleata per l’organismo, come ottimo depurativo di fegato e apparato gastrico.

Non vi resta che provare questa semplice ricetta, e alla prossima occasione farete incetta di cime di rapa.

Evviva la biodiversità in tavola!

Si ringrazia il sito misya per le fotografie.

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