Abbiamo chiesto come svolgono le rotazioni a due aziende agricole biologiche legate a Cortobio e che lavorano in contesti molto diversi tra loro, ma durante l’intervista abbiamo scoperto anche molto altro…
Ortigresta (TN). Nel 2009 i fratelli Stefano e Paolo decidono di cambiare completamente vita.
Da muratori diventano contadini
e iniziano a coltivare ortaggi biologici in alta Val di Gresta (TN) tra gli 800 e i 1200 m di quota. Nel 2021 entra in azienda Loredana, moglie di Stefano che segue principalmente la vendita al dettaglio.
"Noi facciamo così. Dopo le patate, seminiamo le carote.
A queste seguono i legumi, che arricchiscono il terreno
e poi radicchi, rape rosse e ancora legumi. Lo stesso prodotto torna nello stesso appezzamento dopo 4 o 5 anni.
Dopo 8 o 10 anni facciamo riposare i terreni (maggese) e il fieno viene raccolto da alcuni vicini che hanno mucche e cavalli. Gestiscono tutto loro: taglio, essiccatura, raccolta
I nostri campi sono frastagliati, alcuni molto distanti tra di loro. In totale abbiamo 8 ettari, ma ne lavoriamo solo 5 per mancanza di manodopera. Quindi riusciamo a farli riposare più o meno tutti, per farli ruotare.
Programmiamo le rotazioni all’inizio di ogni anno in base alla quantità di prodotto che vogliamo raccogliere.
In primavera facciamo il sovescio: trinciamo e interriamo un miscuglio di leguminose e non quando raggiungono il periodo di massima fioritura (non aspettiamo che producano il seme) perché questo è il momento in cui l’apporto di nutrienti al terreno è al massimo.
In questo miscuglio c’è anche la senape utile per contrastare i ferretti che bucano le patate.
Le radici della senape infatti producono gas naturali altamente tossici per i ferretti: larve di elateridi, coleotteri terricoli che danneggiano i tuberi delle patate scavando gallerie.
Facciamo un esperimento, seminiamo fiori tra cavoli e rape.
Con altre aziende biologiche della zona e grazie ad un contributo europeo,
stiamo partecipando ad un progetto della durata di 3 anni, in collaborazione con la scuola di agraria di S. Michele all’Adige, fondazione Edmund Mach.
Tra le coltivazioni di cavolo cappuccio e rapa rossa stiamo facendo un esperimento seminando strisce di fiori (larghe 80-90 cm) che attirano insetti utili e impollinatori: facelia, grano saraceno, senape, coriandolo, calendula, nigella, ravanello, fiordaliso, malva, aneto e borragine.
Si tratta di una mix interessante perché fiorisce in momenti diversi. Possiamo così avere fioriture quasi tutto l'anno.
A distanza di 500m circa abbiamo un campo di controprova, dove queste strisce non sono state seminate. Per valutare effettivamente l’efficacia o meno degli insetti utili.
La nostra azienda sta facendo anche una sperimentazione su diverse qualità di sedano rapa: specie colpita da funghi che ne bloccano la crescita. Stiamo quindi valutando quali tra queste resiste meglio.
Torniamo a scuola!
Nonostante l’azienda esista ormai da 17 anni sentiamo sempre il bisogno di imparare,
per questo stiamo frequentando la scuola di agroecologia di Padova, che a volte ospitiamo nei nostri terreni per fare alcune prove pratiche"
Paolo conclude l'intervista con la preoccupazione sul cambiamento climatico. Quest'anno le alte temperature e la siccità hanno compromesso i prodotti che crescono a quote più basse, per fortuna i terreni più in alto non sembrano aver sofferto troppo.
Ora aspettiamo la pioggia.
Biobonatti (BS). Paolo Bonatti ha poco più di 30 anni e quando è nato la sua azienda esisteva già da una decina d'anni.
Fondata nel 1987 da Elda e Fiorenzo, pionieri del biologico
e genitori di Paolo, l'azienda si basa su un lavoro dignitoso e rispettoso della natura.
Oggi le coltivazioni si estendono su circa 30 ettari di terreno tra le colline di Desenzano e Solferino.
Paolo ha un diploma di agrotecnico e ha sempre lavorato in azienda, ma gli sarebbe piaciuto aver lavorato anche in altre realtà per imparare sempre di più. Da due anni l’azienda è intestata a lui.
Un frutteto tra cavoli, radicchi e fagioli.
"Coltiviamo in prevalenza ortaggi
e da poco abbiamo piantumato un nuovo frutteto di due ettari, con spazio nel mezzo per consociare piante da frutto e colture orticole, favorendo così l’impollinazione. Abicocche, prugne, pesche, ciliegie, cachi e giuggiole.
Le rotazioni sono una pratica normale per noi, non lo vediamo come un obbligo.
Avendo circa 70 varietà di ortaggi e quindi tante possibilità di alternanza tra un anno e l’altro, per noi è facile. All’inizio dell’anno faccio un piano di lavoro che cerco di rispettare.
Dopo le zucche che sottraggono nutrimento al terreno, coltiviamo daikon e rape che lo arieggiano.
Ai cavoli, anch’essi molto esigenti, alterniamo leguminose che invece arricchiscono il terreno con i batteri azoto-fissatori; per lo più fagioli, fagiolini e arachidi. Dopo aver ridato nutrimento al terreno seminiamo nuovamente le zucche.
A volte facciamo il sovescio,
con un mix di trifoglio e veccia.
Quando queste specie sono fiorite, vengono interrate. Questo infatti è il momento in cui la pianta possiede maggior potere nutritivo per il suolo.
A questo miscuglio aggiungiamo anche la senape, che pulisce il terreno dalle infestanti, soffocandole.
Oltre all’arricchimento del suolo, le rotazioni servono per favorire la presenza degli insetti utili. Avendo anche piantumato parecchie siepi abbiamo contribuito all’aumento della biodiversità. Lo vedo in molte specie di uccelli che trovano riparo e un luogo sicuro dove nidificare e che si nutrono di larve e insetti dannosi per l’agricoltura, come cavallette e cimici.
Abbiamo un campo che da quasi 30 anni è pieno di lucciole,
ma ci sono anche tra le serre vicino a casa dove lasciamo l’erba alta”.
Ed è qui che ogni primavera Paolo porta il piccolo Zaccaria, nato due anni fa, a vedere lo spettacolo che si ripresenta puntuale.
A completare il quadro c’è anche Nonna Marina, 90 anni tra poco, che dà ancora il suo contributo pulendo fagioli e fagiolini a volte in compagnia del bisnipote.
E la cura della terra continua….



















